Monopoli 2

Ebbene, mi sto sempre piu convincendo che la varianza della distribuzione dei patrimoni diminuisca all’aumentare del plusvalore sui beni prodotti. Occorrerebbe una dimostrazione matematica di questo. Il concetto di plusvalore di marxiana memoria, consiste nella differenza tra il prezzo del bene e il costo necessario a produrlo, inclusi gli stipendi degli operai. Questa differenza, il guadagno, va interamente nelle tasche di chi ha prodotto il bene. Tuttavia la prospettiva di Marx non tiene conto della termodinamica, per cui ogni processo di trasformazione deve implicare una perdita in termini di ordine e pulizia (aumento di entropia) maggiore del guadagno. Con la differenza (peggiorativa) che il guadagno va nelle tasche di un unico agente, la spesa invece colpisce tutti gli agenti, in termini di depauperamento del suolo, delle materie prime, di degrado entropico dell’ambiente e di diminuzione delle risorse individuali a disposizione con riduzione della qualita della vita. Inoltre il guadagno ottenuto dal “creatore” del bene, lo rende capace di produrre via via di più, in una progressione geometrica che sarebbe folle se non fosse vincolata dai limiti del consumo.

La crescita economica infinita è pertanto una semplice assurdità.

Monopoli 1

La neve si scioglie ed ho in mente un grafo. Cos’è un grafo, una rete di nodi legati tra loro che interagiscono secondo una serie di regole. Il patrimonio medio del generico nodo è - facciamo, non so - di mille gettoni. Nelle condizioni di partenza, ogni nodo parte, in base ad una distribuzione casuale all’interno di un range- facciamo da una quota che varia tra 990 e 1010. La legge a cui sono assoggettati i nodi è che chi più ha, più ottiene dai nodi vicini. Dopo un tot di interazioni, quale sarà la distribuzione (varianza) dei patrimoni?

Bianca neve

Ho come l’impressione di vivere non completamente immerso nel mio corpo, come se la mia testa fosse un motore su di giri scollegato dall’albero di trasmissione. Oggi in occasione della ecezionale nevicata, mi sono spinto giù per un dirupo che solitamente è pieno di sterpaglie e bottiglie di plastica gettate dalle auto, dietro casa mia. Da qui osservo il mio quartiere anonimo, queste villette a schiera dentro cui ogni famiglia vive la propria routine dolente. Anche loro, lo so, si chiedono cosa sia quello strano senso di irrequietezza, che ti fa sembrare di essere su uno strano disco volante di cui non conosci il senso, la destinazione, l’origine. I comignoli gettano fumo umido e penso all’effetto serra e al riscaldamento globale in mezzo a una distesa sterminata di neve.